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Cassazione: incidente su strada della P.A., ne risponde l'ente... tranne....

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La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 8282 del 2014, ha affermato che l'ente proprietario di una strada è il presunto responsabile di sinistri causati da determinate condizioni e/o conformazioni della strada. Ciò, naturalmente, è escluso per caso fortuito.



Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 26 febbraio – 9 aprile 2014, n. 8282
Presidente Amatucci – Relatore Vivaldi

 

 

Svolgimento del processo

A.F. - in un giudizio di responsabilità civile e risarcimento danni promosso nei confronti del Comune di Airola, alla luce della sentenza n. 1339 del 2006 della Corte di cassazione, che aveva annullato la sentenza n. 11/2004 del tribunale di Benevento- sezione distaccata di Airola rinviando ad altra sezione del tribunale di Benevento - propose appello, in riassunzione avverso la sentenza del giudice di pace di Airola che aveva rigettato le domande dallo stesso proposte. Il tribunale, con sentenza del 29.1.2008, rigettò l'appello. L'A. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi.
Resiste con controricorso illustrato da memoria il Comune di Airola.

 





Motivi della decisione

Con il primo complesso motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 n. 3 c.p.c.) Il motivo è fondato.
Sono principii consolidati nella giurisprudenza della Corte di cassazione in tema di danni da cose in custodia i seguenti. La responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia prevista dall'art. 2051 c.c. ha carattere oggettivo e perché possa configurarsi in concreto è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno arrecato, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l'osservanza o meno di un obbligo di vigilanza, in quanto la nozione di custodia nel caso rilevante non presuppone, né implica, uno specifico obbligo di custodire analogo a quello previsto per il depositario.
Funzione della norma è, d'altro canto, quella di imputare la responsabilità a chi si trova nelle condizioni di controllare i rischi inerenti alla cosa, dovendo pertanto considerarsi custode chi di fatto ne controlla le modalità d'uso e di conservazione, e non necessariamente il proprietario o chi si trova con essa in relazione diretta.
Ne consegue che tale tipo di responsabilità è esclusa solamente dal caso fortuito (da intendersi nel senso più ampio, comprensivo del fatto del terzo e del fatto dello stesso danneggiato), fattore che attiene, non già ad un comportamento del custode (che é irrilevante), bensì al profilo causale dell'evento, riconducibile, non alla cosa che ne è fonte immediata, ma ad un elemento esterno, recante i caratteri dell'imprevedibilità e dell'inevitabilità.
L'attore che agisce per il riconoscimento del danno ha, quindi, l'onere di provare l'esistenza del rapporto eziologico tra la cosa e l'evento lesivo, mentre il custode convenuto, per liberarsi dalla sua responsabilità, deve provare l'esistenza di un fattore estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad interrompere quel nesso causale (Cass. 19.2.2008 n. 4279; Cass.19.5.2011 n. 1106; v. anche Cass. 11.3.2011 n. 5910). Con riferimento, poi, alla responsabilità della P.A. sui beni di sua proprietà, ivi comprese le strade, va ribadito che l'ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, ai sensi dell'art. 2051 c.c., dei sinistri causati dalla particolare conformazione della strada o delle sue pertinenze.
Tale responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, che può consistere, sia in una alterazione dello stato dei luoghi imprevista, imprevedibile e non tempestivamente eliminabile o segnalabile ai conducenti nemmeno con l'uso dell'ordinaria diligenza, sia nella condotta della stessa vittima, consistita nell'omissione delle normali cautele esigibili in situazioni analoghe e che, attraverso l'impropria utilizzazione del bene pubblico, abbia determinato l'interruzione del nesso eziologico tra lo stesso bene in custodia ed il danno (Cass.13.3.2013 6306; Cass. 5.2.2013 n. 2660; Cass. 18.10.2011 n. 2108; Cass. 25.5.2010 n. 12695; Cass.7.4.2010 n. 8229; Cass. 20.11.2009 n. 24529; Cass. 19.11.2009 n. 24419; Cass. 25.7.2008 n. 20247; v. anche Cass. 28.9.2012 n. 16542).
Nella specie, pertanto, erroneamente la Corte di merito ha fondato la propria decisione sull'applicabilità della norma dell'art. 2043 c.c. - trattandosi di sinistro avvenuto all'interno del perimetro urbano del Comune di Airola (via XXXXXXX) - verificando la sussistenza o meno della c.d. insidia o trabocchetto ed imponendo al danneggiato l'onere di provarne l’esistenza.
La fattispecie, invece, dovrà essere esaminata dal giudice del rinvio sulla base della norma dell'art. 2051 c.c. e dei principi, anche in tema di prova, sopra enunciati.
Con il secondo motivo si denuncia omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 n. 5 c.p.c.).
L'esame del motivo resta assorbito dalle conclusioni raggiunte in ordine al motivo che precede.
Conclusivamente, è accolto il primo motivo: è dichiarato assorbito l'altro; la sentenza è cassata in relazione, e la causa è rinviata al tribunale di Benevento in persona di diverso magistrato.
Le spese sono rimesse al giudice del rinvio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo; dichiara assorbito il secondo. Cassa in relazione e rinvia, anche per le spese, al tribunale di Benevento in persona di diverso magistrato. 

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