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Vernaccia di San Giminiano DOCG

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Se un bicchiere di Vernaccia risulta gradevolissimo aperitivo - con il suo profumo fine e delicato, fruttato e floreale - ancor di più esalterà una cena con piatti a base di pesce e carni bianche, fritture varie e uova, oltre che accompagnarsi egregiamente con un esotico cous-cous, ceci e verdure.



Il colore caratteristico giallo paglierino assume riflessi dorati con l'invecchiamento: la Vernaccia è uno dei pochissimi vini bianchi che vengono prodotti anche nella tipologia riserva, grazie proprio alle sue capacità di evoluzione nelle note sia olfattive che gustative, che assumono sentori minerali. Per assumere la qualifica di riserva sono necessari un anno di invecchiamento e quattro mesi di affinamento in bottiglia; il grado alcolometrico minimo è dell'11,5%.

Si tratta di un vitigno autoctono tra i più antichi d'Italia, la cui origine però è incerta: vi sono documentazioni storiche del Comune di San Giminiano a partire dal XIII secolo, che attestano quanto già allora questo vino avesse raggiunto una fama al di fuori delle mura della città. La Vernaccia di San Giminiano è stata la prima DOC italiana, nel 1966, mentre nel 1993 è diventata DOCG.

Vino molto noto e decantato in epoca medievale e rinascimentale, fu oggetto di numerose citazioni letterarie, a partire da Dante Alighieri nel Purgatorio, con riferimento a Papa Martino IV che ivi doveva fare penitenza per peccati di gola, tra i quali le anguille affogate nella Vernaccia! Michelangelo Buonarroti "il Giovane" poi, lo descrive come un vino "bacia, lecca, morde, picca, punge...", certo diverso da quello attuale, che ha un sapore asciutto, sapido, fresco, di buon corpo e armonico, con un retrogusto amarognolo (di mandorla amara).

 





Il bottigliere di Papa Paolo III, Sante Lacerio, ne richiedeva, in una lettera del 1541, un'ottantina di fiaschi al Comune di San Giminiano, descrivendo la Vernaccia come "bevanda perfetta" e lamentandosi del fatto che non se ne producesse in maggiori quantità. In un azzardo di pensiero, viene da immaginare che, trovandosi in epoca contemporanea,  ne avrebbe fatto abbondanti scorte servendosi non di carta e penna, ma di una tastiera di computer e di un'enoteca online!

 

Oggigiorno, i vigneti coltivati a Vernaccia occupano un territorio di 768 ettari (novembre 2009), tra i 250 e i 400 metri sul livello del mare. Il terreno è composto di sabbie gialle e argille sabbiose chiare, che danno ai vini una particolare caratteristica di sapidità.

La vendita di questo vino avviene per circa del 60% sul mercato italiano (con un 20% sul territorio di San Giminiano), mentre la restante produzione è destinata al mercato estero, in particolare a Germania, Stati Uniti e Giappone.

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