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Curiosità: cosa si rischia se ci capita una fattura "falsa"?

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Soldi falsi ma non solo, in giro ci sono anche fatture false che non vengono registrate da chi le ha emesse. Cosa rischiamo se ce ne capita una?



Un giorno, a chiunque di noi, potrebbe capitare di imbattersi in una fattura falsa.

È un rischio da non escludere, per chiunque abbia partita Iva. Oltre ai biglietti da 50 euro falsi, infatti, in circolazione si trovano anche fatture mai registrate realmente. Nel momento in cui ce ne rifilano una, nella nostra contabilità risulterà comunque un importo Iva a credito. Ed è qui che, per noi, nascono i problemi.


Fino a oggi, infatti, l’orientamento della Magistratura è stato quello di mantenere nei confronti di chi riceve una fattura falsa un sospetto di complicità con il falsificatore. Il presupposto di questa presunta complicità si basava sulla nostra “conoscenza” di chi ci emetteva la fattura. E di conseguenza toccava a noi provare l’estraneità ai fatti. In pratica: se io ricevo una fattura, devo sapere per forza chi me l’ha mandata.
Se non eravamo in grado di provare la nostra innocenza, il Fisco ci contestava un’indebita detrazione e si attivava per recuperare l’Iva. Insomma, alla fine ci andavamo di mezzo noi.

 





La Corte europea cambia le carte in tavola

Su questa prassi, tuttavia, è intervenuta di recente la Corte di Giustizia Europea invertendo l’onere della prova. Secondo una sentenza datata 21 giugno 2012 (resa nelle cause riunite C-80/11 e 142/11), non tocca più al titolare di partita Iva provare la propria innocenza: spetta al Fisco e alla Guardia di Finanza, attraverso accertamenti, verificare se effettivamente c’è stata complicità o meno. Prevale, dunque, il principio della presunzione di innocenza e non quello della presunzione di colpevolezza.


La prassi consolidata fino a oggi dalla nostra Amministrazione portava spesso al recupero dell’Iva. Ora, nell’ipotesi sciagurata che ci capiti di trovarci tra le mani una fattura “taroccata”, saranno gli inquirenti a dover provare la nostra malafede. Se non ci riusciranno, l’Iva contabilizzata a credito non ci verrà tolta. Dopo il pronunciamento della Corte di Giustizia europea, tutti gli organi giudiziari, come la Corte di Cassazione, dovranno uniformarsi.
Va tenuto presente che negli uffici giudiziari le frodi legate all’Iva abbondano. Questo vuol dire che l’attività dei truffatori è sempre molto fiorente. È buona regola, quindi, per evitare brutte sorprese, prestare la massima attenzione nei confronti di chi ci emette una fattura.

(Fonte: lamiapartitaiva.it)

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