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Cassazione: ospedale, pediatria... cibo morso da topi... dov'è il responsabile della qualità ?

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La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 19684 del 2013, ha confermato la prescrizione del reato ma resta rilevante la questione circa la presenza, in ospedale, di cibo alterato o meglio ancora danneggiato da topi...



Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 2 aprile – 8 maggio 2013, n. 19684 - Presidente Squassoni – Relatore Lombardi

 

 

Ritenuto in fatto

1. Con la sentenza impugnata il Tribunale di Catania ha affermato la colpevolezza di B.G. in ordine al reato di cui all’art. 5 lett. d) della L. n. 283/1962, a lui ascritto perché, quale legale rappresentante della “Siciliana Alimentari S.r.l.”, in concorso con altro, distribuiva per il consumo presso il servizio ristorazione dell’azienda ospedaliera reparto pediatria P.O.V. Emanuele sostanze alimentari insudiciate, ed in particolare confezioni di pane che presentavano nell’involucro morsi di topo.
2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso l’imputato, tramite il difensore, che la denuncia per mancanza e manifesta illogicità della motivazione.
Con l’unico mezzo di annullamento la difesa del ricorrente denuncia carenza di motivazione della sentenza con riferimento alle risultanze probatorie dalle quali era emerso che all’interno della società operava un responsabile della cucina, nella persona di tale M., ed un responsabile della qualità, nella persona di tale S., ai quali era demandato il compito di verificare l’idoneità dei cibi che uscivano dalla cucina per essere distribuiti nei reparti. La valutazione della ripartizione dei ruoli e delle responsabilità all’interno della società, ignorata dalla sentenza, avrebbe indotto ad escludere ogni responsabilità dell’imputato in ordine al fatto accertato. Peraltro, il pane veniva fornito alla cucina del nosocomio tre volte al giorno direttamente da un panificio esterno.
La sentenza è totalmente carente di motivazione su tali punti evidenziati dalla difesa dell’imputato.
Si deduce, infine, la prescrizione del reato.

 





Considerato in diritto

1. La sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio per essere il reato estinto per prescrizione.
Dalla data di commissione del fatto (02/10/2005) è interamente decorso in data 02/04/2010 il termine di prescrizione di cui agli art. 157 e 160 c.p. nella formulazione previgente all’entrata in vigore della L. n. 251/2005, più favorevole per l’imputato.
2. Per completezza di esame si osserva che non sussistono cause di inammissibilità del ricorso con riferimento alla manifesta infondatezza dei motivi di gravame.
Nella stessa imputazione, infatti, risulta indicata la presenza di un responsabile della qualità e dell’autocontrollo aziendale nella persona di tale S., sicché il giudice di merito avrebbe dovuto verificare l’esistenza di una ripartizione di compiti o la delega di funzioni nell’ambito della compagine sociale con eventuale esonero da responsabilità del legale rappresentante, punto totalmente ignorato dalla motivazione della sentenza.
Un ulteriore accertamento sul punto è, però, precluso dalla intervenuta estinzione del reato.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata per essere il reato estinto per prescrizione

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