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PEC (Posta Elettronica Certificata), parte l'obbligo per le imprese individuali

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Oltre 3 milioni di imprese individuali, entro il 30 giugno, devono dotarsi e comunicare al Registro Imprese un indirizzo di Pec, Posta elettronica certificata.



Il decreto del fare prova a rivitalizzare la posta elettronica certificata. Il domicilio digitale del cittadino, come lo definisce il provvedimento, sarà attivabile insieme alla carta di identità elettronica. Utilizzandolo sarà possibile comunicare in maniera sicura con la pubblica amministrazione, richiedendo documenti, certificati, informazioni. E ottenendo una risposta legalmente valida in via digitale, comodamente seduti a casa. Ma la Pec non riguarda solo i cittadini. Entro il prossimo 30 giugno, infatti,  circa 3,3 milioni di imprese individuali dovranno dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata e dovranno comunicarlo al registro delle imprese. In questo caso, però, la casella è  pagamento e dovrà essere attivata presso uno dei gestori autorizzati dall’Agenzia per l’Italia digitale. A metà giugno appena il 17% delle ditte individuali aveva ottemperato all’obbligo. La Pec (questo il suo acronimo) non nasce, però, adesso. Era fine aprile del 2010 quando l’allora ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, lanciò la casella elettronica che avrebbe dovuto smaterializzare i rapporti tra i cittadini e la pubblica amministrazione. A conti fatti, gli esiti sono stati inferiori alle aspettative.

Il governo, al momento del lancio, stimò un bacino potenziale di 50 milioni di nuove caselle e ipotizzò di raggiungere il traguardo dei tre milioni di registrazioni nel giro di pochi mesi. Secondo gli ultimi dati, le richieste di attivazione sono appena 1,6 milioni. A questo mezzo insuccesso hanno contribuito soprattutto due fattori. Anzitutto, la complessità della procedura di richiesta della posta certificata, che prevede due fasi: una registrazione on line sul sito del governo dedicato alla Pec e la successiva attivazione presso uno sportello delle poste. Ma, soprattutto, a molti è sfuggita la reale utilità dello strumento, poco pubblicizzato e conosciuto presso i cittadini. Per rimediare e rilanciare la popolarità della Pec, l’esecutivo è intervenuto con il decreto del fare, istituendo la facoltà di richiedere la posta certificata insieme alla carta di identità elettronica. Da quel momento il cittadino potrà usarla per dialogare con la pubblica amministrazione in maniera sicura. La Pec, infatti, è assolutamente equivalente a una classica raccomandata, seppure in versione moderna: assicura l’integrità del messaggio tra il server mittente e quello destinatario e ne certifica l’avvenuta consegna. Chi invia la mail riceve, come per la raccomandata, una ricevuta di consegna.

Lo strumento, comunque, rappresenta una semplificazione potenzialmente devastante. Perché, dal lato delle pubbliche amministrazioni, questi anni sono serviti ad aumentare la sua penetrazione. A oggi sono oltre 21mila gli enti pubblici accreditati: 9mila scuole e università, 8mila Comuni, 340 Comunità montane e un centinaio di Camere di commercio, solo per fare qualche esempio. L’elenco completo delle amministrazioni, per farsi un’idea, è disponibile all’indirizzo www.indicepa.gov.it. Qui è possibile trovare qualsiasi cosa, dall’indirizzo di posta della Camera dei deputati fino all’ufficio Aci della propria città.





Infocamere sottolinea nella nota di aver  predisposto sul portale www.registroimprese.it il servizio Pratica Semplice che consente di assolvere in pochi minuti, per i titolari d'impresa provvisti di dispositivo di firma digitale, all'iscrizione della casella di posta elettronica certificata al Registro Imprese. Il servizio non richiede registrazione ed è gratuito.