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Curiosità: differenza o no tra soggettività ed oggettività...

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Che cos'è l'oggettività... e cosa la soggettività.... tra loro c'è una linea molto sottile...



 

Oggettivo e soggettivo sono due facce della stessa medaglia che, quando appuntata sul petto della coscienza... punge.
Ogni aspetto della realtà relativa assume una valenza specifica in dipendenza del punto di vista dal quale lo si considera. Punto di vista che, a propria volta, potrà essere diretto a una visione degli aspetti generali oppure particolari della realtà osservata. Ciò che è da considerarsi soggettivo può trasformare la propria validità in oggettiva quando quella soggettività è condivisa da tutti, ma dire tutti è uno stare su di un piano quantitativo che non modifica la qualità della cosa osservata la quale, in sé, si disinteressa dei giudizi che non ne cambiano la natura. Dunque l'oggettività di una realtà non può essere affidata alla semplice condivisione operata da una totalità di individui, i quali possono interpretare attraverso l'abito morale col quale hanno abbigliato i princìpi che non conoscono nella loro intrinseca nudità che morale non è, essendo questa determinata dall'intrusione, nei principi universali, del sentimentalismo emotivo, individuale o collettivo. Quello che si può dire è che nel loro potersi scambiare di posto la soggettività e l'oggettività non danno mai certezze di fissità. Bene e male si scambiano quel posto scomodo troppo spesso per meritarsi un nome che le possa qualificare per l'eternità che non potranno conoscere fino a quando saranno oggetto e soggetto di una divisione. È certo, però, che la Certezza conoscitiva, attorno a una realtà considerata, la si ottiene soltanto quando c'è totale identificazione tra chi conosce e chi è conosciuto - questo dal punto di vista di chi conosce - mentre si tratta di assimilazione quando il punto di vista è quello della realtà conosciuta, la quale assimila a sé il conoscente. La realtà tutta procede da un Centro senza estensione né durata, e a questo stesso Centro ritornerà, nel processo ciclico di manifestazione di sé che chiamiamo esistenza. La realtà divide se stessa in bene e male, ma sempre in modo illusorio e non definitivo nel percorso che, da un allontanamento dalla perfezione primigenia, centrale e assoluta, la condurrà alla maturazione delle proprie possibilità di essere, che le daranno modo di ricongiungersi al Centro atemporale dal quale ogni inizio è un riflesso dell'unità che tutto comprende in potenza. Unità non duale nella quale potenza e atto costituiscono una sola Realtà che si esprime perché può. Centro che non ha mai abbandonato a se stessa la realtà delle relazioni in perenne movimento tra loro. In questo Centro male e bene non hanno più ragione d'essere. Questo Centro è in noi e, allo stesso modo questo Centro ci contiene, secondo il punto di vista nel quale sarà considerato. Un punto di vista cessa di essere unilaterale quando coincide con la centralità che tutto osserva e valuta per ciò che la realtà valutata è. In questo caso, e solo in questo, la visuale ottenuta non è più un punto di vista, ma è pura consapevolezza della Verità senza tempo.

(Fonte: Metafisica)





Che sapore ha un pomodoro rosso? Se prendiamo un pomodoro rosso e lo osserviamo, probabilmente siamo tutti pronti ad affermare la sua oggettività, di fronte a cui non si può discutere. Ne potremmo fare le analisi chimiche e otterremmo certi risultati, in maniera scientifica, ripetibile. Di fronte a questo, ci si convince ancora di più dell’oggettività del pomodoro. Ma è realmente così oggettivo il pomodoro? E se si, cosa è oggettivo? Chi è oggettivo? Sull’oggettività del colore, se parlassimo con un daltonico, ci accorgeremmo subito di avere qualche problemino nello spiegargli come noi vediamo il rosso del pomodoro e su questo credo siamo abbastanza d’accordo. Eppure la lunghezza d’onda del colore rosso è oggettiva, è scientifica ed è nel range 621÷680 nm. Il problema nasce invece quando crediamo che, a parte i daltonici, tutti gli altri esseri umani, vedano il colore rosso per quello che è, tutti alla stessa identica maniera. Isac Newton già nel 1672, affermò nettamente e senza equivoci che il colore è una percezione soggettiva, causata da uno stimolo oggettivo. Se poi volessimo approfondire meglio la questione della soggettività del colore (invito a farlo ma non è mia intenzione particolare in questo post), credo che con qualche lettura e riflessione, non avremmo molta difficoltà nel renderci conto che anche il colore del pomodoro viene percepito diversamente da diverse persone. Quanto diversamente? Difficile dirlo, o meglio, io credo impossibile dirlo con esattezza.

Ma torniamo al sapore del pomodoro. Provate per un attimo ad immaginare di dover spiegare che sapore ha un pomodoro a chi non ne ha mai assaggiato uno in vita sua.
Qualunque parola userete, quanto a lungo voi vogliate parlare, non riuscirete mai a rendere l’esatta idea, del reale sapore del pomodoro. L’unica possibilità che vi resta, sarà quella di prendere un pomodoro e di farglielo assaggiare. Solo allora l’altra persona “saprà” che sapore ha un pomodoro.

Fermi un attimo, siamo veramente sicuri che solo dopo avelo assaggiato, si saprà realmente che sapore ha un pmodoro?

Supponiamo che voi siate pronti ad affermare che il pomodoro ha un sapore delizioso, squisito e sublime, l’altra persona invece, subito dopo averlo assaggiato timidamente con un morso, immediatamente, con disprezzo, fa finire il pomodoro nel secchio dell’immondizia affermando che il pomodoro ha un sapore disgustoso. Cosa è successo? Cosa significano allora delizioso, squisito, sublime, disgustoso? Cosa o chi è delizioso, squisito, sublime o disgustoso? E’ forse il pomodoro? Siamo noi? O è la nostra percezione del pomodoro? Hanno forse qualcosa in comune tutte queste parole visto che in comune, hanno l’oggetto verso cui sono state rivolte: il pomodoro? E se nulla hanno in comune, vuole dire che te e l’altra persona, di fronte a qualcosa che forse entrambi eravate  pronti a ritenere oggettivo, abbiate sperimentato di fatto realtà diverse? Qual è la Vera realtà del pomodoro? Com’è allora il pomodoro e che sapore ha il pomodoro? Ovviamente quanto si sta notando sul pomodoro per quanto riguarda i sensi della vista e del gusto, può essere notato per ogni oggetto e situazione anche per tutti gli altri sensi.

Cosa significano realmente per ognuno di noi le parole delizioso, squisito, sublime e disgustoso? E ogni parola che usiamo, cosa significa? Ha questa lo stesso significato anche per tutti gli altri esseri umani con cui comunichiamo o meglio, con cui crediamo comunicare, consentitemi, con almeno un pizzico di illusione?

Per cercare di capire meglio, dovremo fare un passo indietro, abbastanza indietro e andare ad osservare come abbiamo imparato le parole e così il linguaggio. Prendiamo ad esempio la parola rabbia.

In tutte le situazioni in cui una mamma, proverà rabbia, dirà questa parola per far si che il bambino crei le sue associazioni. Più in là negli anni, magari spiegherà al suo bambino che la rabbia è quell’emozione che si prova in certe determinate situazioni, così, pian piano il bambino “imparerà”. Ma siamo sicuri che la mamma e il bambino nella stessa situazione vivano le stesse identiche emozioni, con le stesse “sfumature”, così che il bambino possa imparare perfettamente cosa veramente significhi la parola rabbia? Sennò, cosa imparerà il bambino? Difficile dirlo, o meglio, anche qui io credo che sia impossibile dirlo con esattezza.

Osservando bene, accade più o meno spesso, che, di fronte ad una determinata situazione, qualunque essa sia, le persone re-agiscono in maniera diversa. In alcuni casi, sembra che queste vivano quella determinata situazione in maniera molto diversa dalla nostra. Questi, sono i tipici casi in cui probabilmente noi affermiamo di non capire gli altri, o che gli altri non ci capiscono. In altri casi invece, può accadere che ci illudiamo che le persone ci capiscano o ancora peggio, ci illudiamo in base magari alle poche parole dette da un’altra persona, di capire quello che gli altri provano e stanno vivendo, quando invece l’unica cosa che forse comprendiamo (e anche qui ho dei seri dubbi) è ciò che avremmo vissuto e provato noi nella situazione dell’altro, cosa davvero ben diversa da ciò che l’altro sta vivendo e provando in quella stessa situazione.

Ma allora, dov’è l’oggettività del pomodoro? Qual è il suo vero colore? Quale il suo sapore? E così, estrapolando, cosa è oggettivo e cosa è soggettivo nel mondo, o in tutto ciò che esiste se, messi di fronte alle stesse realtà, scientifiche, basta introiettarle, per cadere immediatamente, a tutti i livelli, nella soggettività? Cos’è allora la realtà? Esiste una realtà unica?

Non so a voi, ma a me è capitato nel corso del tempo, che cibi che non mi piacevano affatto in passato, sono poi diventati un bel giorno, riassaggiandoli, buoni. E questo è successo per diversi alimenti. Cosa è cambiato? Chi è cambiato?

Anche per alcune situazioni esteriori è accaduto qualcosa di analogo. Situazioni che ad esempio in passato facevano nascere dentro di me un certo tipo di emozione, con il passare del tempo, l’emozione associata, era divenuta diversa, o in alcuni casi, non c’era più. Cosa è cambiato allora? Chi è cambiato? Eppure la realtà nei fatti era sostanzialmente la stessa. E se il mondo che noi viviamo, sperimentiamo, è funzione del nostro essere, è funzione di ciò che accade all’interno di noi, una volta che viene “introiettata” la realtà oggettiva, cosa dovremmo fare per cambiare il mondo?

Concludo lasciandovi un collegamento tra la realtà e la sofferenza, così che ognuno possa rifletterci e osservarsi focalizzandosi su questi aspetti.

(Fonte: MicheleIlari)

 

Alla fine non resta che una linea sottile... è bene abbiamo un detto "Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace"... tale detto in pratica fa capire che comunque sia (oggettività) esiste il bello ma non necessariamente debba piacere (soggettività)... Riflettete... (Nicola Mario Fraccalvieri).

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Il Cruciverba compie 100anni...  0  2390

Era il 21 Dicembre 1913 quando Mr. Arthur Wynne (Liverpool) pubblicò il primo cruciverba della storia all'interno dell'inserto natalizio del New York World. Inizialmente il cruciverba fu chiamato Word-Cross Puzzle. Per poterne vedere uno in Italia dobbiamo attendere sino al 1925 quando appare su La Domenica del Corriere.