Articolo precedente
Prossimo articolo
Breaking News

Tribunale di Roma: accompagnare la fidanzata (prostituta) sul luogo di lavoro, non costituisce reato di favoreggiamento...

Articolo  0 commenti




Il principio affermato dal Giudice del Tribunale di Roma Dott. Arturi nella sentenza n. 552/12 è: "Non costituisce sempre il reato di favoreggiamento della prostituzione ex art. 3 n. 4 e 7, L. 75/54 l’accompagnamento occasionale di una prostituta sul luogo di lavoro".



Tribunale di Roma - Ufficio del Giudice per le indagini preliminari - Ufficio 19° - Sentenza 9 marzo 2012, n. 552 - (Art 442 – c.p.p.)

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

In data 2.09.2011, la locale Procura della Repubblica avanzava richiesta di rinvio a giudizio, nei confronti di CF, in ordine al reato di cui agli artt. 110, 81 cpv., c.p., 3 nr 4) e 7), legge nr. 75/1958, a lui contestato al capo B) della rubrica.

Nel corso dell’udienza preliminare, l’imputato formulava richiesta di giudizio abbreviato.

Ammesso il rito, all’esito dell’odierna udienza le parti rassegnavano le rispettive conclusioni, come trascritte a verbale.

L’assunto accusatorio mosso nei confronti dell’imputato si inserisce in una più ampia vicenda investigativa che ha interessato l’attività di induzione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, ai danni di alcune donne di nazionalità rumena, dedite al meretricio lungo la via Tiburtina, all’altezza della località Settecamini.

Le operazioni di osservazione, controllo e pedinamento, espletate da personale appartenente al Commissariato di P.S. di Tivoli, a partire dalla sera dell’8 settembre 2010, consentivano di accertare che pressa l’abitazione sita in Montecelio, via P. dimoravano diverse ragazze, poi identificate nelle odierne persone offese, che erano solite prostituirsi sulla pubblica via e, segnatamente, lungo S.S. Tiburtina.

Gli approfondimenti investigativi permettevano, poi, di individuare un gruppo di cittadini rumeni, fra i quali TBC, VCC, VMA, che, con funzioni e ruoli differenti, sfruttavano l’attività di meretricio espletata dalle connazionali, ricavandone consistenti guadagni giornalieri.

Non a caso, in data 18 settembre 2010, la P.G. operante procedeva all’arresto dei primi due.

Peraltro, all’esito dell’udienza di convalida, il G.I.P. presso il Tribunale di Tivoli non convalidava la misura precautelare, rigettando nel contempo la richiesta di applicazione di misura coercitiva nei confronti degli stessi, evidenziando l’insussistenza di sufficienti elementi indiziari per affermare la responsabilità degli arresti in ordine alla fattispecie di sfruttamento della prostituzione loro ascritta.

Tanto premesso, deve osservarsi che, quanto alla posizione di CF, le annotazioni di marginalità espresse nel citato contesto provvedimentale dal G.I.P. del Tribunale di Tivoli assumono maggiore evidenza, in quanto il coinvolgimento dell’imputato nella vicenda processuale appare del tutto episodico e svincolato da qualunque collaborazione ed intesa con il gruppo di cittadini rumeni direttamente interessati all’attività delle connazionali.

Invero, il prevenuto entra in scena soltanto nella serata dell’8.10.2010, allorquando gli agenti in servizi di O.C.P., appostati nei pressi dell’abitazione sita in Montecelio, via P. avevano modo di veder giungere un giovane italiano a bordo dell’autovettura Fiat Marea, che dopo avere parcheggiato il veicolo nella limitrofa via L., rimaneva in atteggiamento di attesa all’interno del mezzo.

 





Una volta salite, l’imputato metteva in moto e si avviava verso la via Tiburtina.

Li giunto, si allontanava dal posto dove aveva fatto scendere le due prostitute in una zona appartata e poco illuminata, per consentire loro di cambiarsi ed indossare abiti succinti.

Dopo l’episodio descritto nell’annotazione di P.G. datata 09.09.2010, non risultano altre informative a carico dell’imputato, né sono emersi comportamenti significativamente riconducibili a modalità di sfruttamento o agevolazione dell’attività di meretricio esercitata dalle donne di nazionalità rumena.

Del tutto vaghe e generiche le annotazioni nelle quali la P.G. segnala presunti, frequenti passaggi effettuati da CF con la propria autovettura nei pressi della zona ove le donne erano solite adescare i propri clienti.

Del resto, in occasione dell’interrogatorio reso dinanzi al P. M., in data 25.07.2011, l’imputato ha fornito una spiegazione più che plausibile in merito alla frequentazione avuta con una delle prostitute rumene, denominata “Giulia” (MM) e, visto accompagnare la donna e un’altra meretrice sul posto di “lavoro”.

L’uomo ha riferito di avere conosciuto “Giulia” nel corso del precedente mese di agosto e di avere intrecciato con la stessa un rapporto sentimentale.

L’episodio del contestato accompagnamento deve dunque inquadrarsi in una logica di frequentazione totalmente avulsa da intenti di sfruttamento o anche solo favoreggiamento dell’attività di meretricio.

La versione difensiva risulta corroborata dal complesso delle emergenze ben sottolineate nella memoria depositata in data 11.02.2012.

In aggiunta a quanto già osservato, deve convenirsi con il difensore dell’imputato quando rimarca come all’articolata attività investigativa e segnatamente, dai tabulati relativi al traffico telefonico della utenza in uso ai coimputati, dalle dichiarazioni delle giovani prostitute, dalle rubriche telefoniche di queste ultime, dalle fotografie private in sequestro, non emerga il minimo indizio o la minima traccia che possa ricondurre a CF e, più specificatamente, attestare l’esistenza di qualsivoglia rapporto di conoscenza e frequentazione fra lo stesso ed alcuno dei soggetti coinvolti nella medesima vicenda investigativa, indagato o persona offesa.

Peraltro, l’imprescindibile presupposto per la prospettazione della fattispecie delittuosa è rappresentato dalla abitualità del comportamento, che, in quanto tale, determini un obiettivo miglioramento delle condizioni organizzative per l’esercizio della prostituzione.

Nel caso di specie, deve segnalarsi, per contro, l’assoluta episodicità e, per certi versi, l’occasionalità dell’involontario e marginale contributo prestato dall’imputato la sera dell’8 settembre 2010, con l’accompagnare M. e la sua “collega”, nel luogo sopra menzionato.

Sulla scorta delle considerazioni che precedono, deve pronunciarsi, nei confronti di CF, sentenza di assoluzione,”perché il fatto non sussiste”.

Sussistono validi motivi per estendere sino a sessanta giorni il termine per il deposito della motivazione

P.T.M.

Visti gli artt. 438 e ss., 530 c.p.p.,

assolve CF dal reato da lui ascritto, perché il fatto non sussiste.

Indica in giorni sessanta il termine per il deposito della motivazione.