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Cassazione: non ti fidi della tua fidanzata... attento a non registrarle le conversazioni...

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La Corte di Cassazione con questa sentenza stabilisce che è reato la registrazione di nascosto delle conversazioni della propria fidanzata anche nel caso in cui si vive sotto lo stesso tetto. Con ciò si configura il reato di interferenze illecite nella vita privata. (Art. 615 Bis).



Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 16 ottobre 2012 – 22 febbraio 2013, n. 8762

Presidente Zecca – Relatore Fumo

Ritenuto in fatto

1. Con la sentenza di cui in epigrafe, la corte di appello di Firenze, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, ha assolto S.S. dal delitto di cui al capo A (originariamente contestato come ipotesi di cui all'articolo 572 cp, riqualificata in primo grado ai sensi dell'articolo 610 cp) con la formula della insussistenza del fatto; ha confermato nel resto, confermando in particolare la condanna per il delitto di cui all'articolo 615 bis cp, così formulato nel capo d'imputazione: "per essersi, mediante utilizzo di un registratore, procurato indebitamente notizie relative al contenuto di un colloquio intercorso tra P.C. e la sorella P.S. , svoltosi all'interno dell'abitazione ove la predetta P.C. conviveva con lui S. ".

2. Ricorre per cassazione il difensore dell'imputato e deduce, in relazione a tale delitto, inosservanza ed erronea applicazione di legge, rilevando che la condotta descritta dalla norma è quella di chi indebitamente si procura notizie e immagini attinenti alla vita privata di un soggetto, con riferimento ai luoghi di cui all'articolo 614 dello stesso codice. Orbene, i luoghi di cui all'articolo 614 sono costituiti dall'abitazione o da altro luogo di privata dimora. La registrazione in oggetto è avvenuta nella casa dell'imputato, nella quale la P. solo saltuariamente si portava a visitare il S. , a volte trascorrendo con lui la notte. Ne consegue che l'aver posizionato il registratore nella sua (dell'imputato) abitazione è condotta del tutto lecita e che il fatto che sia stata captata - appunto nell'abitazione del S. , che non può considerarsi luogo di privata dimora della P. - una conversazione intercorsa tra costei e la sorella costituisce, alla luce della vigente normativa, condotta penalmente irrilevante.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è infondato e merita rigetto; il ricorrente va condannato alle spese del grado.

2. Il concetto di "vita privata" si riferisce a qualsiasi atto o vicenda della persona in luogo riservato. Deve trattarsi ovviamente non di un luogo riservato "in astratto", ma di un luogo riservato a quel soggetto (o, quantomeno, anche a quel soggetto) nei confronti del quale la captazione (di immagini, parole ecc.) è avvenuta.

3. La giurisprudenza di questa Sezione ha chiarito (ASN 200639827- RV 234960) che il reato di interferenze illecite nella vita privata è configurabile anche nel caso di indebita registrazione, da parte di un coniuge, di conversazioni che, in ambito domestico, l'altro coniuge intrattenga con un terzo.

3.1. Non vi è naturalmente ragione di non estendere la tutela a chi de facto possa essere legato all'imputato da un rapporto assimilabile a quello coniugale.

3.2. Ebbene P.C. viene indicata nel capo di imputazione come "convivente".

3.3. Con il ricorso, si nega tale circostanza, sostenendo che la persona offesa, che con l'imputato, all'epoca, intratteneva una relazione, non si tratteneva abitualmente nella casa di abitazione del S. , limitandosi a frequentarla e a trascorre, a volte, la notte con il predetto.

3.4. Orbene, a parte il fatto che la mancanza di convivenza viene semplicemente affermata nel ricorso, sta di fatto che, se nell'abitazione dell'imputato, si svolgevano fasi significative della "vita privata" della P. (e tale certamente deve ritenersi la condotta esplicativa di momenti di intima affettività), la ratio della norma ex art. 615 bis cp comporta la sua applicazione anche quando la condotta captativa sia stata tenuta nei suddetti luoghi. La vittima della "obliqua" condotta del partner, proprio perché si trova in un luogo nel quale si svolgono episodi significativi della sua vita privata, è - di regola - fiduciosa della tutela della sua privacy e quindi particolarmente esposta e vulnerabile nei confronti di un comportamento subdolo e sleale da parte della persona cui è affettivamente legata. In sintesi: ai fini della applicabilità dell'art. 615 bis cp, deve ritenersi luogo di privata dimora anche quello in cui si svolge parte significativa della vita affettiva di chi si trattiene, anche non abitualmente, in detto luogo.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.





Articolo di riferimento

LIBRO SECONDO - DEI DELITTI IN PARTICOLARE. Titolo XII - Dei delitti contro la persona. Capo III - Dei delitti contro la liberta' individuale. Sezione IV - Dei delitti contro la inviolabilita' del domicilio.

Art. 615 bis - Interferenze illecite nella vita privata

Chiunque, mediante l'uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell'articolo 614, e' punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.

I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d'ufficio e la pena e' della reclusione da uno a cinque anni se il fatto e' commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.

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