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Le cellule staminali possono curare la degenerazione maculare

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I ricercatori della University College London hanno sperimentato su alcuni topi un trattamento a base di staminali contro la degenerazione maculare. Gli animali trattati con l'innovativa ricerca hanno risposto positivamente all'esperimento.



La retina è la pellicola dell’ occhio in cui si formano le immagini e dove alcune cellule nervose “traducono “ i raggi luminosi in segnali elettrici che vengono inviati alla corteccia celebrale.

Nel punto centrale della retina, inferiore ad un mm, si concentrano i coni ( il maggior numero di cellule retiniche), attraverso i quali riusciamo a leggere, infilare l’ago o distinguere oggetti piccolissimi.

Con l’avanzare dell’età, in questa zona si accumulano le sostanze di scarto di queste cellule che l’organismo, in soggetti predisposti, non riesce ad eliminare, alle quali si aggiunge il danno ossidativo dovuto alla luce e ai raggi UV che, entrando nell’occhio, si concentrano in questa zona.

Le drusen, accumulandosi sotto la macula, disturbano lo scambio di sostanze nutritive nella zona ed i coni muoiono gradualmente.

La degenerazione maculare o maculopatia (DMLE) è un’alterazione da invecchiamento della retina centrale e provoca problemi di vista anche molto seri: immagini distorte, linee ondulate, offuscamento o, nella peggiore delle ipotesi, mancanza di visione.

All’età si aggiungono altri fattori di rischio, tra cui: il fumo di sigaretta, che triplica il rischio di sviluppare la malattia rispetto ai non fumatori, la familiarità, che quadruplica il rischio nei consanguinei di soggetti affetti dalla malattia, l’ipertensione arteriosa, il consumo di alcol e l’eccessiva esposizione al sole.

Pare che siano stati raggiunti notevoli progressi per la cura di questa malattia multifattoriale: il ministro della Salute nipponico Norihisa Tamura ha infatti dato l’ok definitivo al primo test al mondo di una cura basata sulle staminali “riprogrammate” o “iPS”, che verrà effettuato intorno alla metà dell’anno prossimo in Giappone .

OCCHIO GIAPPONE 2Le cellule iPS, scoperte dal ricercatore giapponese Shinya Yamanaka, che è stato premiato l’anno scorso con un Nobel, hanno le stesse potenzialità di quelle embrionali, senza innescare molti problemi etici legati al loro utilizzo.

Dopo l’approvazione della procedura da parte di un comitato governativo avvenuta lo scorso mese, è stato firmato il progetto di una terapia per la degenerazione maculare legata all’età.

Il test è stato proposto dal Riken Center for Developmental Biology, che preparerà le staminali utilizzando cellule della pelle prelevate dai pazienti e riprogrammandole in cellule della retina che verranno impiantate dall’IBRI (Institute of Biomedical Research and Innovation) in 6 pazienti, proprio per rimpiazzare il tessuto perso a causa della malattia.

 

L’esperimento è stato già condotto su alcuni topi. Il risultato è stato impressionante: gli esemplari trattati con le staminali, inseriti in un piccolo contenitore in penombra, riuscivano ad uscire facilmente; quelli non trattati, invece, giravano in tondo.

L’esito più che incoraggiante dei primi esperimenti non è tuttavia sufficiente per cominciare la sperimentazione sull’uomo. Il prof. Robin Ali, uno degli autori della ricerca, ha sì ammesso che “ci stiamo avvicinando sempre più alla realizzazione di una terapia”, ma solo una volta che sarà accertato la sicurezza del trattamento sarà possibile, tra circa dieci anni, applicarla sull’uomo. Un’attesa necessaria, ma – spiega il dott. Rob Buckle del Medical Research Council, che ha finanziato anche la ricerca – “questo studio è un’importante pietra miliare per lo sviluppo di una terapia cellulare ampiamente disponibile contro la cecità”.

 





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