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OCSE: Italia, un giovane su due è senza lavoro e i redditi sono tra i più bassi in assoluto

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Secondo il rapporto Ocse sull'impiego, la percentuale dei 15-24 enni inoccupata è cresciuta di 6,1 punti tra il 2007 e la fine del 2012, contro i 4,3 punti della media Ocse e l'aumento è attribuibile essenzialmente ai 'neet', i ragazzi che non sono né al lavoro né a scuola. Chi lavora invece si può lamentare del salario e dell'orario: in Italia (ventesima su 30 Paesi censiti) si guadagna meno e si lavora di più...



Il mercato del lavoro è sempre più in crisi. Ad allarmare, non è solo la disoccupazione ma anche le modalità contrattuali.

Il quadro sull'Italia è allarmante, perché il Paese resta Intrappolato tra recessione e disoccupazione e viaggia in controtendenza rispetto alla media.

L'Ocse prevede un peggioramento del tasso dei senza lavoro al 12,6% nel quarto trimestre del 2014 dal 12,2% dello scorso maggio e contro il 6,2% ante-crisi.

E' il sesto peggior dato tra i 34 paesi aderenti all'organizzazione e contrasta con la media dell'area, attesa in miglioramento dall'attuale 8% al 7,8% di fine 2014, oltre ad essere uno dei peggioramenti più marcati tra i paesi industrializzati rispetto al 2007.

La percentuale dei 15-24enni inoccupata è cresciuta di 6,1 punti tra il 2007 e la fine del 2012, contro i 4,3 punti della media Ocse e l'aumento è attribuibile essenzialmente ai 'neet', i ragazzi che non sono né al lavoro né a scuola, la cui percentuale è aumentata di 5,1 punti al 21,4% della fine del 2012. Si tratta del terzo peggior andamento nell'area Ocse, dopo Grecia e Turchia.

Il contrasto con gli altri paesi industrializzati è impressionante: altrove - scrivono gli esperti dell'organizzazione - davanti a difficili prospettive occupazionali i giovani hanno reagito ritardando l'ingresso nel mercato del lavoro e approfondendo gli studi, per cui il tasso dei 'neet', nonostante la crisi, è rimasto stabile. Tra i ragazzi italiani è invece aumentata l'inattività totale. Il tasso di occupazione dei 15-24enni in italia è sceso al 20,5% a fine 2012, il quinto peggior dato nell'Ocse, la metà rispetto alla media dell'area (39,7%), dal 24,7% del 2007 e dal 27,8% del 2000. Il tasso di disoccupazione giovanile è invece balzato dal 20,3% del 2007 al 39,2% del primo trimestre 2013.

 

Lo scorso anno, la disoccupazione in Italia è cresciuta a un ritmo più elevato rispetto all’insieme dell’Unione europea, ed è ora un punto percentuale più elevata della media dei Paesi Ue.





L'Ocse spezza una lancia in favore della riforma Fornero:  "dovrebbe migliorare la crescita della produttività e la creazione di posti di lavoro nel futuro", grazie in particolare al nuovo art.18 che riduce la possibilità di reintegro in caso di licenziamento, rendendo le procedure di risoluzione più rapide e prevedibili. "Anche se il rilassamento delle regole sulle assunzioni su contratti a termine è benvenuto come misura temporanea per rilanciare la crescita dell'occupazione, in particolare tra i giovani, al tempo stesso è necessario che si faccia attenzione a preservare lo spirito della riforma, che combatte gli abusi nell'uso dei contratti atipici e impone un trattamento fiscale più equo delle diverse tipologie di contratto", sottolinea l'Ocse.

L'organizzazione rileva che la riforma Fornero del 2012 ha riequilibrato gli incentivi al ricorso alle diverse tipologie contrattuali. In particolare, ha associato la riduzione dei costi di licenziamento per contratti a durata indeterminata con un trattamento fiscale più neutro dei contratti a termine e dispositivi rivolti a evitarne l'abuso. Tuttavia, - prende atto l'organizzazione - dato che "è stato sottolineato che queste restrizioni ai contratti temporanei e atipici potrebbero deprimere le assunzioni in un periodo di scarsa crescita occupazionale, le restrizioni ai contratti temporanei introdotte dalla riforma sono state rilassate da un decreto recentemente approvato dal governo".