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L\'autentico significato del concetto di Jihad nell\'Islam

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Nella cultura islamica, il concetto di Jihad è affrontato su base giuridica. Diversamente da quanto siamo abituati a credere, Jihad non si traduce con "guerra santa". Eventualmente, si dovrebbe tradurre con "guerra legale": il tentativo è quello di dare alla guerra una giustificazione giuridica, che non è necessariamente di matrice religiosa.



Va precisato, comunque, che il diritto nei Paesi islamici ha molti punti in comune con i dettami della religione: la Shari'a, la legge islamica, discende dal Corano, il testo sacro dell'Islam. Tuttavia, il diritto islamico ha subito negli anni un'evoluzione, per cui, eccetto in rarissimi casi d'integralismo dogmatico, il Corano non rappresenta più l'esclusiva fonte normativa dell'intera giurisprudenza.

Jihad significa, in arabo, "sforzo", "impegno". Il precetto è quello di sforzarsi sulla via tracciata da Dio, di perseguire la Sua volontà. Secondo un famoso aneddoto, Maometto ha teorizzato tre modalità di Jihad: la preghiera (Cuore), la predicazione (Lingua) e la pratica della guerra (Mano). In altre parole, il Jihad non è solo guerra, come siamo abituati a credere, ma racchiude diverse azioni a fini religiosi. Nel Corano, la parola Jihad appare solo quattro volte con il significato di "guerra": nel cap. XXII vers. 78, cap. IX passo 24, vers. 25-52, vers. 60-1.

Un altro luogo comune da sfatare è l'intolleranza dei musulmani  nei confronti degli esponenti di altre religioni. Nei primi secoli, fino al 1100 d.C., gli Stati islamici erano molto ben disposti verso coloro che abbracciavano un'altra fede religiosa, ma riconoscevano l'autorità politica regnante. La base di questa tolleranza risiedeva nel concetto di Dhimma, letteralmente "minoranza protetta". I "protetti" non avevano tutti i diritti dei musulmani, non potevano andare al governo, per esempio, ma erano tutelati comunque nei loro diritti fondamentali. Questa "politica illuminata" superava di gran lunga quella degli Stati occidentali, che, negli stessi anni, stavano vivendo gli anni bui, in tema di diritti civili, religiosi, politici e sociali dell'Alto Medioevo.

Per capire ancora meglio il concetto di Jihad bisogna accennare alla distinzione tra "Casa dell'Islam" e "Casa della Guerra". Con il primo appellativo si indica ogni territorio in cui vige la legge islamica. Con il secondo, tutti gli altri. Tra la "Casa dell'Islam" e la "Casa della Guerra" il rapporto è dialettico, conflittuale, ma non necessariamente in senso bellico. L'esigenza dello scontro armato nasce solo per la difesa della fede o per la sua diffusione. In ogni caso, il Jihad è un obbligo comunitario, non individuale. Così, il terrorismo non ha alcun fondamento religioso, ma è sempre da condannare come attività criminale, contrariamente a quanto affermano alcuni presunti "fondamentalisti".

Per chiudere, occorre specificare come il Profeta Maometto distingua tra un Grande Jihad e un Piccolo Jihad. Quest'ultimo è il Jihad bellico che siamo abituati a conoscere. Il Grande Jihad è, invece, lo sforzo spirituale, che trova il suo culmine nella fede, nella purificazione da passioni e vizi, finalità ultime a cui tende ogni religione, che è sempre, ricordiamolo, un'esigenza pacifica dell'animo umano.